Io la vedo così

"La notte della Concordia" è una ricostruzione dettagliata, basata su atti ufficiali e su elementi di una perizia coordinata dall’ing Bruno Neri dell’Università di Pisa, su quanto avvenuto davanti all’Isola del Giglio nella notte tra il 13 e il 14 gennaio del 2012. Sulla base di questa mia ricostruzione che mi porta a pensare che accanto alle responsabilità del comandante Schettino ci sarebbero quelle più rilevanti dell’armatore e di chi ha costruito la nave, ho scritto anche due libri: Il Capitano e la Concordia http://www.facebook.com/IlCapitanoELaConcordia e con altri tre autori Costa Concordia L’altro volto della verità http://www.edizioniets.com/Scheda.asp?N=9788846736215

Il documentario La notte della Concordia è andato in onda per Speciale Tg1 il 13 gennaio 2013 (copyright: Rai)

Poco meno di un anno fa il presidente della repubblica giorgio napolitano inaugurò con un discorso pieno di enfasi la nuova stazione tiburtina, lo scalo ferroviario più grande e moderno d’europa. ma ogni giorno che passa l’opera di Paolo Desideri, un ponte di acciaio e cristallo che avrebbe dovuto congiungere il lato occidentale che si affaccia sulla zona di piazza bologna a quello di via di Pietralata, la zona da 60 anni si attende la realizzazione dello sdo, il sistema direzionale orientale. Ma il sindaco Alemanno che quanto a sprechi, clientelismo, lungaggini e incapacità amministrativa sta battendo tutti record non ha chiuso un solo cantiere bloccando di fatto il decollo del nuovo hub per l’alta velocità

Più vado avanti nelle ricerche sul naufragio della Costa Concordia e più mi convinco che le responsabilità di tutto quello che è avvenuto non possono concentrarsi solo su Francesco Schettino. Il comandante è responsabile di una manovra folle e pericolosa ma quello che è avvenuto dopo l’impatto con gli scogli delle Scole è solo colpa sua? E gli uomini della Guardia Costiera di Livorno che al telefono irridono o sbraitano nei confronti di un comandante alle prese con l’affondamento di una grande nave da crociera possono sentirsi con la coscienza a posto? Questo ricostruzione è andata in onda per Speciale Tg1 il 27 maggio 2012 (copyright Rai)

A quasi tre anni dal terremoto L’Aquila è una città dove domina il prefisso ex. Nulla è stato ricostruito e tutto sta progressivamente morendo. Quelli che più soffrono di questa lenta agonia sono gli studenti delle scuole superiori che iniziano a temere per il loro futuro. Se la città non riparte al più presto, che ne sarà di loro? Questo filmato, realizzato con la partecipazione degli studenti dell’Itis de L’Aquila e della professoressa Patrizia Tocci, è stato trasmesso da Tv7 il 9 marzo 2012. Copyright: Rai  

L’avvocato di Francesco Schettino al diritto di difesa ci crede davvero. E, per il comandante più detestato del momento, incontrarlo è stato in quei giorni decisamente foschi di metà gennaio l’unico colpo di fortuna. Bruno Leporatti ha preso a cuore questa inchiesta anche se si è subito scontrato con un avversario atipico per un avvocato abituato a lavorare in una piccola realtà come Grosseto: quel tribunale mediatico che le sentenze le emette in fretta e senza dare troppe garanzie agli imputati. E così oltre a difendere Schettino nelle indagini ha dovuto iniziare a difenderlo anche in televisione. Trasmesso da Speciale Tg1 il 4 marzo 2012. Copyright: Rai

Benvenuti a Brindisi, Silicon Valley, California. Ecco un pezzo di futuro nel nostro profondo Sud dove tutto ciò che è pubblico sembra non funzionare mai. Sembra. Perché a Brindisi c’è una scuola, il liceo scientifico Majorana, dove il futuro si può toccare con mano. Su ogni banco un computer, in ogni classe la lavagna multimediale, wi-fi in tutta la scuola. E tutto non perché qualche politico locale ha fatto vincere alla scuola sotto casa la lotteria della spartizione ma perché un preside in gamba (il più giovane d’Italia) e un gruppo di docenti volenterosi si sono rimboccati le maniche e hanno avviato dal basso una rivoluzione a basso costo che potrebbe cambiare nel profondo la scuola italiana. Tutto si basa su un progetto www.bookinprogress.it  che grazie ad una rete che finora conta ottocento docenti in tutta Italia realizza libri scolastici open-source che nella dotazione completa per il primo liceo scientifico costano per ogni studente 35 euro. Un risparmio di circa il 90 per cento rispetto al costo dei libri di testo tradizionali che viene quasi del tutto reinvestito dalle famiglie nel futuro dei propri figli. Da Speciale Tg1 del 19 febbraio 2012. Copyright: Rai  

Questo video racconta la caduta di un boss della ndrangheta arrestato ieri (11.2.2012)  nel bunker di casa sua, annesso standard della casa del perfetto capomafia calabrese. Venerdi 11 febbraio Rocco Aquino è finito in carcere ma fino ad un paio d’anni fa le televisioni facevano a gara ad intervistare questo signore http://www.youtube.com/watch?v=IEIq8MwTWlw&feature=fvst considerato un uomo di successo della Locride. Rocco Aquino è nato è cresciuto a Marina di Gioiosa Jonica una cittadina completamente in mano alla criminalità organizzata. Con due fazioni che da sempre si contendono potere e controllo del paese, base di partenza di un traffico internazionale di cocaina dai profitti milionari (alla faccia della regione più povera d’Europa). La famiglia di Rocco Aquino aveva la squadra di calcio e i loro avversari, la famiglia Mazzaferro, avevano messo le mani sul comune riuscendo a far eleggere sindaco un loro affiliato (arrestato il 3 maggio 2011). E’ stata proprio la passione per la sua squadra di calcio a tradire Aquino. Pretendeva di dettare la linea all’allenatore anche da latitante. Ma a forza di inviare sms durante le partite trasmesse da una tivù locale ha consentito ai carabinieri di scoprire dove si trovasse. All’arresto è seguito un finale a sorpresa: due sonori ceffoni che il capomafia ha affibbiato al figlio reo di aver fatto una inutile sceneggiata con i carabinieri cercando di impedire una cattura ormai inevitabile. Questione di stile: capomafia si nasce, non si diventa. La cattura è stata eseguita dai carabinieri del Ros e dai Cacciatori di Calabria e coordinata dal magistrato antimafia Nicola Gratteri che per complicare l’eventuale tentativo di fuga del boss, poco prima che iniziasse l’operazione, ha fatto staccare la corrente a mezzo paese. La colonna sonora è di Patty Smith: “Till Victory”

Gli incidenti sul lavoro non sono né “morti bianche” né “tragiche fatalità”. Sono quasi sempre il frutto dell’ingordigia di imprenditori senza scrupoli che per fretta o per denaro risparmiano quattrini sulla pelle dei lavoratori. Massimiliano Contadini era un operaio edile di 42 anni quando la pompa idraulica di una betoniera si è rotta e lo ha colpito violentemente alla testa. Si guastava spesso e ogni volta veniva riparata con interventi “fai-da-te” senza chiamare tecnici specializzati e senza ricambi originali. Fino al 17 ottobre del 2010 quando la pompa, agitandosi come la proboscide di un elefante impazzito, ha colpito Massimiliano alla testa e alla schiena.  L’incidente gli ha cancellato una bella fetta della sua memoria: non solo quella dei ricordi -che grazie alla musica ogni tanto riemergono- ma anche quella dei comportamenti riportandolo indietro di almeno trent’anni e trasformandolo in un bambino con il corpo di adulto. Un incidente sul lavoro che ha trascinato nel gorgo anche la sua compagna Iwona che adesso vive -con appena settecento euro al mese da dividere in due- esclusivamente per aiutare Massimiliano. Chi vuole dare un aiuto concreto a questa coppia sfortunata può scrivere a iwonaroma@gmail.com

Ho tirato fuori dagli archivi Rai questo documentario della serie Sciuscià dedicato all’inquinamento della Laguna di Venezia dove a tre chilometri in linea d’aria dalle calli e dai canali più famosi del mondo si affaccia il petrolchimico di Porto Marghera. Nel documentario si racconta degli operai ammalati negli impianti ex Montedison per la produzione di cloruro di vinile (PVC) e della diossina che dai camini del Petrolchimico arriva fino alle vongole che crescono, particolarmente floride, tra gli scarichi di Porto Marghera. Nel secondo tempo le analisi sulla diossina nelle vongole e la caccia ai pescatori abusivi davanti al Petrolchimico.

http://www.youtube.com/watch?v=9YMbAR2f4FQ

Quando nell’estate del 2000 sono arrivato sulle sponde dello Stretto di Messina non ero affatto convinto che il Ponte fosse un’opera inutile. Poi come in tutte le inchieste sai dove cominci…e non sai come finisci. E così a forza di addentrarmi nei meandri di una storia complessa mi sono reso conto che non solo il Ponte è molto difficile da costruire ma non sarà mai, di per sè, fonte di sviluppo. Un grande affare, invece, per mafia e ‘ndrangheta pronte a spartirsi una bella fetta dei sei miliardi di euro preventivati per costruirlo. Sarà per questo che nonostante critiche e forte preoccupazione da una parte del mondo scientifico (geologi in testa) ogni tanto qualcuno tira fuori dal cassetto questa presunta “Incompiuta” e ripropone il problema. Con la speranza di riuscire prima o poi a mettere una “vera” prima pietra. Per poi dire: “beh, adesso bisogna andare avanti”. Sarebbe un autentico disastro ambientale per le due sponde. Si aprirebbero cave dappertutto. Con il rischio, assai concreto, di trovarsi di fronte a seri problemi di realizzazione. Non foss’altro perchè il ponte con la campata più lunga al mondo arriva appena a due chilometri. Mentre “l’ottava meraviglia del mondo”, come la chiama nel documentario, uno dei suoi grandi sponsor avrebbe una campata di un terzo più lunga: tre chilometri e trecento metri. Perdipiù una volta costruito rimarrebbe chiuso per almeno cinquanta giorni all’anno a causa del forte vento. Guardate cosa può succedere ad un ponte quando si innesca la risonanza 

http://www.youtube.com/watch?v=j-zczJXSxnw 

Questo documentario l’ho realizzato per la serie Sciuscià di Michele Santoro ed è andato in onda una sola volta nel gennaio del 2001. Il titolo è Il Ponte Interrogativo.